venerdì 29 maggio 2009

La televisione "educativa"



La televisione degli anni '60 è molto diversa da quella odierna, anzitutto è meno invadente (ti lascia pranzare in pace: il primo tg delle 13.30 inizia nel 1968) i programmi si propongono ancora l'educazione del cittadino e i protagonisti nascono al di fuori di essa, non sono ancora "polli di allevamento".

Una trasmissione come Canzonissima vede per 6 puntate nel 1962 Dario Fo come conduttore (poi abbandona perché si vede rifiutato uno sketch sugli infortuni sul lavoro); i servizi giornalistici di approfondimento cercano di portare l'Italia alla civiltà illudendosi di traghettarla verso l'Europa con le riforme.

Alla domenica lo "sceneggiato televisivo" è la riduzione di opere letterarie che molti conoscono per la prima volta con la mediazione dei grandi attori teatrali che li interpretano; per il 1962 ricordiamo i Giacobini, un dramma teatrale scritto intorno al 1955 da Federico Zardi.

Gli interpreti: Carlotta Barilli, Warner Bentivegna, Mara Berni, Tino Bianchi, Valeria Ciangottini, Giancarlo Cobelli, Carlo Giuffrè, Sylva Koscina, Alberto Lupo, Sandro Merli, Davide Montemuri, Serge Reggiani, Vira Silenti, Franco Volpi, Lia Zoppelli, Otello Toso

Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/I_Giacobini

Non siamo ancora alla società dello spettacolo, bensì allo spettacolo della società...



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giovedì 28 maggio 2009

Prima della rivoluzione


Dopo il controverso esordio col pasoliniano "La commare secca" del 1962, Bernardo Bertolucci realizza con "Prima della rivoluzione" il suo primo vero film d'autore, raccontando una storia di ispirazione fortemente autobiografica in cui si incrociano passione e ideologia. Fabrizio, il protagonista ventenne del film, è figlio di un'agiata famiglia di Parma, ma rifiuta l'ambiente borghese da cui proviene . Nella sua nuova concezione della vita non c'è posto neppure per Clelia, una fidanzata che gli è stata quasi imposta dalla famiglia e che Fabrizio lascia. II suicidio dell'amico Agostino rende più profondo il disorientamento ideologico ed esistenziale di Fabrizio; solo Gina, giovanissima zia venuta a Parma da Milano per curarsi un esaurimento nervoso, comprende la crisi del ragazzo. Tra i due, anche se profondamente diversi per temperamento e concezione della vita, nasce una storia d'amore, interrotta bruscamente dal ritorno di Gina a Milano. Rimasto solo, Fabrizio cerca inutilmente di risolvere il proprio conflitto interiore con l'aiuto di Cesare, un maestro elementare che fino a quel momento era stato la sua guida ideologica. Quando Fabrizio si rende conto di essere incapace di sfuggire ad un destino borghese, si dichiara definitivamente sconfitto e rientra rassegnato nel proprio ambiente sociale sposando Clelia e rinunciando anche all'impegno politico. Bertolucci realizza con "Prima della rivoluzione" un film colto, ricco di echi e suggestioni letterarie, dalla "Certosa di Parma" di Stendhal, da cui il regista mutua i personaggi di Fabrizio, Gina e Clelia, alle liriche di Pasolini declamate dal protagonista in apertura; da Wilde a Proust, sino a Pavese, evocato nel personaggio di Cesare. È, inoltre, un film profondamente musicale sia nelle immagini che esaltano i paesaggi di Parma e dintorni, sia nell'uso della musica di Ennio Morricone, delle canzoni di Gino Paoli e del Macbeth di Verdi nel sottofinale. Se sul piano stilistico l' opera si nutre tanto del cinema di poesia pasoliniano quanto del realismo poetico francese, numerosi sono anche i riferimenti e le citazioni con cui il regista delinea il proprio orizzonte cinematografico, che comprende autori come Rossellini, Renoir e Hawks.

Fonte: http://www.italica.rai.it/cinema/film/rivoluzione.htm


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Femminilità

Quello che negli anni '60 si era capito e che adesso si è dimenticato è che non esistono problemi individuali, nel senso che sono per la maggior parte riconducibili al contesto sociale e da esso indotti.
Per fare un esempio, alla fine del 1962 una inchiesta doxa "accerta" che il matrimonio costituisce la più importante aspirazione della vita per 82 donne italiane su 100, il che significa fissare una "norma" che automaticamente crea sensi di colpa o di inferiorità in chi non riesce a raggiungere questo obiettivo (a qualsiasi costo) o, più semplicemente, fa parte del restante 18% (che comunque è una percentuale abbastanza elevata).
Le esigenze economiche però richiedono che la donna partecipi al processo di "sviluppo" con la sua forza lavoro ed ecco che "casualmente" in Francia Simone de Beauvoir pubblica "Il secondo sesso" e a New York una giornalista e moglie di un pubblicitario (particolare non insignificante) di 41 anni e madre di tre figli Betty Friedan pubblichi "La mistica della femminilità" nella primavera del 1963.
In essa la Friedan lamenta la condizione di "mantenuta" della casalinga americana (solo quella WASP però) che non permette alla donna di realizzarsi pienamente.
Nel libro però c'è anche un dato rivelatore: a parità di mansioni, i salari della donna erano del 40% inferiori a quelli dell'uomo.
Cosa succederà infatti quando qualche decina d'anni dopo la massa delle donne diventerà consistente sul mercato del lavoro?
Semplice e noi posteri lo sappiamo: i salari dell'uomo si sono abbassati del 40% e più e così, dove prima bastava uno a mantenere la famiglia, adesso servono due persone e lavoro straordinario o in nero per pagare i servizi necessari a fare quello che prima faceva la "povera casalinga".

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mercoledì 27 maggio 2009

La pop art



A un anno dalla scomparsa di Robert Rauschenberg, avvenuta il 12 maggio del 2008, la Collezione Peggy Guggenheim rende omaggio a una delle più grandi forze creative dell'arte americana dagli anni '50 con la mostra Robert Rauschenberg: Gluts (30 maggio - 20 settembre, 2009) a cura di Susan Davidson, Senior Curator, Collections & Exhibitions, Museo Solomon R. Guggenheim, e David White, Curator, Robert Rauschenberg Estate. Con circa quaranta lavori, l'esposizione presenta un corpus di opere in metallo, poco conosciute dal grande pubblico, provenienti dal Rauschenberg Estate nonché da istituzioni e collezioni private americane e non solo. Incline al riciclo, Rauschenberg è sempre riuscito a scoprire nuovi modi di impiegare gli scarti donando loro una seconda vita che li rinvigorisce. E così, davanti agli oggetti più disparati, ammucchiati nel suo studio, impiega il medesimo approccio diretto per affrontare i Gluts (1986-89 e 1991-95) assemblaggi di oggetti di recupero, la maggior parte in metallo, che rappresentano la sua ultima serie di sculture. Per circa un decennio, Rauschenberg si reca nella Gulf Iron e Metal Junkyard, discarica fuori Fort Myers, Florida, vicino alla sua casa-studio, raccogliendo ferraglie come segnali stradali, tubi di scappamento, radiatori, saracinesche e molto altro ancora, che pian piano trasforma in questi assemblaggi poetici e spiritosi, in cui il risultato finale ha un effetto ben diverso dalla somma delle singole parti.

Sia la Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York che la città di Venezia hanno avuto un ruolo significativo nella carriera di Rauschenberg, che ha stabilito con entrambe una relazione del tutto particolare.

Già nel 1961 il Museo Solomon R. Guggenheim espose le sue opere in due mostre. Poco più tardi, nel 1963, Lawrence Alloway, allora curatore del museo, organizzò la mostra Six Painters and the Object che comprendeva sei lavori dell'artista texano, e nel 1992 il Guggenheim Museum SoHo presentò Robert Rauschenberg: The Early 1950s, curata da Walter Hopps della Menil Collection di Houston, Texas. Infine nel triennio 1997-99 il Solomon R. Guggenheim sotto la direzione di Thomas Krens, allestì quella che, tutt'oggi, rimane la maggior retrospettiva dedicata alla sua carriera Robert Rauschenberg: A Retrospective, in ben tre sedi della città di New York. L'esposizione venne curata da Hopps e da Susan Davidson, co-curatrice della mostra oggi alla Collezione Peggy Guggenheim, e venne poi esposta a Houston, a Colonia e al Guggenheim Museum di Bilbao. Il catalogo che l'accompagnava è ormai considerato un volume di riferimento per l'opera dell'artista, e fu in quell'occasione che la Fondazione Guggenheim e il Guggenheim Museum di Bilbao acquistarono un'opera monumentale del primo Rauschenberg, Barge (1962-63), il suo più grande dipinto serigrafato. Nel 1964 Rauschenberg vince il Gran Premio di Pittura della 32° Biennale di Venezia, affermandosi così definitivamente a livello internazionale, e portando al centro della scena artistica, la rivalità tra New York e Parigi quali centri nevralgici delle arti visive. Aggiudicandosi il Gran Premio a soli trentotto anni pose fine a una lunga serie di premi assegnati ai maestri europei della generazione del periodo pre-bellico.

Alan Solomon, commissario del Padiglione Americano, portò a Venezia i suoi Combines più rappresentativi come Factum I e II (entrambi del 1957), Bed (1958), Canyon (1959), Winter Pool (1959), e Third Time Painting (1961). Nel 1975 Rauschenberg torna a Venezia per una mostra di un mese a Cà Pesaro, il Museo civico d'arte moderna, dove vengono presentate opere come Cardboards (1971-72), Early Egyptians (1973-74), Hoarfrosts (1974-75), Jammers (1975-76). Nel 1996 viene poi invitato a esporre tre gruppi di opere sull'Isola di San Lazzaro degli Armeni, inclusa una sua collaborazione con Darryl Pottorf (Quattro mani, 1996). Tredici anni dopo, Robert Rauschenberg: Gluts rappresenta la sua quarta mostra in città e il suo primo omaggio postumo.

Susan Davidson, Senior Curator for Collections & Exhibitions del Museo Guggenheim di New York, a proposito dei Gluts, spiega che negli anni '80 Rauschenberg comincia a concentrare il proprio interesse artistico sull'esplorazione delle proprietà visive del metallo. Assemblando vari oggetti metallici, o serigrafando immagini fotografiche su alluminio, bronzo, ottone, rame, l'artista americano cerca di catturare le proprietà riflettenti, materiche e scultoree del materiale. Il primo corpus di opere realizzato con questo nuovo tipo di tecnica sono Gluts. L'ispirazione nasce da una visita a Houston in occasione della mostra Robert Rauschenberg, Work from Four Series: A Sesquicentennial Exhibition, realizzata presso il Contemporary Arts Museum. A metà degli anni '80 l'economia del Texas si ritrova nel bel mezzo di una recessione dovuta ad una saturazione del mercato petrolifero. Rauschenberg prende nota della devastazione economica della regione raccogliendo insegne di distributori di benzina, pezzi di automobili abbandonate e altri rifiuti industriali dannosi per l'ambiente. Al suo ritorno nello studio di Captiva, in Florida, Rauschenberg trasforma i detriti raccolti in altorilievi e sculture che ricordano i suoi primi Combines. A chi gli chiese allora di commentare il significato dei Gluts, Rauschenberg rispose: "E' il momento dell'eccesso, l'avidità è rampante. Tento solo di mostrarlo, cercando di svegliare la gente. Voglio semplicemente rappresentare le persone con le loro rovine [.] Penso ai Gluts come a souvenir privi di nostalgia. Ciò che devono realmente fare è offrire alle persone l'esperienza di guardare le cose in relazione alle loro molteplici possibilità". Rauschenberg sceglie questi oggetti non solo per il loro valore quotidiano ma anche per le loro proprietà formali. Individualmente o nel loro insieme, materiali come questi sono alla base del suo vocabolario artistico, la sua empatia per gli oggetti di scarto è quasi viscerale. "Gli oggetti abbandonati mi fanno simpatia e così cerco di salvarne il più possibile."

L'esposizione è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato in italiano e inglese, edito da Guggenheim Publications. Il volume include una rilettura del lavoro dell'artista come scultore, scritto dalla nota pittrice e autrice Mimi Thompson, un'introduzione di Susan Davidson, che prende in esame lo sviluppo stilistico dei Gluts, un saggio della coreografa Trisha Brown che racconta di come Rauschenberg la salvò quando, in Italia, le sue scene andarono perdute e poi trasformate nei Gluts napoletani, e infine una storia illustrata delle esposizioni.

La mostra gode del sostegno della Regione del Veneto e delle Intrapresae Collezione Guggenheim, ed è resa possibile grazie a Art Forum Würth Capena, Aperol, Hangar Design Group. Radio Italia e Corriere della Sera sono media partners dell'esposizione.



Robert Rauschenberg: Gluts
Fino al 20 settembre 2009
orario d'apertura: 10.00-18.00; chiuso il martedì
ingresso: euro 12; euro 10 senior oltre i 65 anni; euro 7 studenti; gratuito 0-10 anni
info@guggenheim-venice.it
www.guggenheim-venice.it
Ufficio stampa: tel. 041. 2405 404/415 -
press@guggenheim-venice.it

Immagine:Robert Rauschenberg, West-Ho Glut, 1986. Metallo assemblato 208,3 x 162,6 x 26,7 cm. Collezione Terrae Motus, Palazzo Reale, Caserta
© Estate of Robert Rauschenberg / licensed by VAGA, New York, NY / SIAE 2009

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domenica 24 maggio 2009

Fine di un sogno



Muore, nel giugno del 1963, Papa Giovanni XXIII e in novembre il presidente J.F.Kennedy viene assassinato; con la loro scomparsa le speranze di un mondo migliore rimangono affidate ai testi dei Beatles, quelli di J.Lennon in particolare, che si affacciano alla ribalta internazionale.

In Italia, a dicembre, nasce il primo governo di centro sinistra con esponenti socialdemocratici, repubblicani e socialisti, mentre i liberali passano all'opposizione (premiati dall'elettorato).

Uno dei primi provvedimenti del governo è l'istituzione della Scuola Media Unica, che abolisce gli istituti di avviamento professionale e consente l'accesso a tutti gli indirizzi di scuole superiori , eccetto che per l'ammissione al ginnasio, per la quale è necessario seguire un corso di latino in terza media (in precedenza il latino era obbligatorio tutti e tre gli anni).

La scuola superiore rimane sostanzialmente immutata; per gli accessi all’università vengono aboliti gli esami di ammissione, ma resa più stringente la canalizzazione: solo il ginnasio-liceo consentiva l’accesso a tutte le facoltà, seguito dal liceo scientifico al quale era preclusa la sola facoltà di Lettere e filosofia; gli istituti tecnici davano accessi coerenti con il corso di studi seguito.
La liberalizzazione degli accessi e un nuovo esame di maturità sarà approvato nel 1969 a seguito della contestazione studentesca.

Per il dettaglio cfr.http://www.uil.it/uilscuola/web/convegno_scuola_media/documenti/dati_diagrammi.htm

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venerdì 22 maggio 2009

Balere

Negli anni '60 gli incassi per il ballo superano quelli delle partite di calcio; si balla soprattutto in tre regioni: Piemonte, Lombardia ed Emilia dove ovviamente al liscio cominciano a sostituirsi nuove musiche.

Il ballo, specie nelle campagne, è il momento di incontro tipico tra giovani e, nel pomeriggio di sabato e domenica (matinée) non ci sono le mamme a vigilare sulle figlie.

Accanto alle orchestrine classiche, cominciano ad esibirsi i primi complessi, a titolo di esempio riportiamo qui un caso esemplare:

Guccini mosse i suoi primi passi nel mondo della musica non come cantautore, ma come cantante e scrittore di canzoni da balera.[27] Gli esordi artistici lo videro cantante e chitarrista nel gruppo di cui facevano parte Pier Farri (che divenne in seguito il suo produttore) e Victor Sogliani (futuro componente dell'Equipe 84). Si chiamarono Hurricanes, poi Snakers ed infine i Gatti i quali, unitisi ai Giovani Leoni di Maurizio Vandelli, sfociarono nel 1964 nella ben più nota Equipe 84. Guccini rifiutò di entrarvi per continuare gli studi, tuttavia la sua evoluzione artistica iniziò proprio da qui: cominciò ad interessarsi al beat e compose canzoni come Auschwitz (che incise aggiungendovi il sottotitolo La canzone del bambino nel vento) e È dall'amore che nasce l'uomo, portate al successo dall'Equipe 84.


A un personaggio da balera è dedicata la sua "Il bello", incisa nell'album "Opera buffa" del 1973.

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lunedì 18 maggio 2009

Opera aperta

Un appena trentenne Umberto Eco, nel 1962 pubblica il saggio Opera aperta che, con sorpresa dello stesso autore, ebbe notevole risonanza a livello internazionale e diede le basi teoriche al Gruppo 63, movimento d'avanguardia italiano, che aveva come intento una riformulazione dei criteri espressivi del romanzo.

Una delle novità del libro è la centralità della funzione del lettore nel fenomeno di interpretazione critica che fa sì che ogni interpretazione dia origine ad una nuova esecuzione dell'opera; il che significa che ogni espressione artistica, non solo la musica, prende vita e si trasforma ogni volta nelle mani del suo fruitore.

Un'altra fondamentale intuizione è l'apertura di ogni prodotto artistico agli influssi di altre discipline non considerando la poesia, la pittura, la musica territori recintati ma intercomunicanti e in aggiunta non ponendo distinzioni tra cultura alta e bassa (o popolare).

Il che fa sì che il critico si possa occupare con criteri metodologicamente avanzati anche di Mike Bongiorno (come farà lui stesso in Diario minimo con "Fenomenologia di Mike Bongiorno") o di Rita Pavone:

Alle sue prime apparizioni, Rita desta perplessità circa la sua età (ndr.19 anni all'epoca dello scritto), ma il personaggio Pavone oscilla tra i 13 e i 15(...) la Pavone appariva come la prima diva della canzone che non fosse donna, ma neppure bambina. La pubertà si faceva balletto. I turbamenti di una tempesta ghiandolare che solitamente hanno esiti segreti e sgraziati, diventavano in lei dichiarazione pubblica, gesto, teatro e si facevano stato di grazia. osì Rita Pavone, da Caso Clinico che poteva essere, è diventata Norma Ideale e si è stabilizzata come Mito.

U.Eco, Le canzoni della cattiva coscienza, Bompiani 1964 (prefazione).

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Tensioni internazionali

Se si chiede a qualcuno cosa ricorda degli anni '60, probabilmente tenderà a rimuovere i brutti ricordi, ma se quelli erano gli anni di "mettete dei fiori nei vostri cannoni" è perché non mancavano motivi di tensione: il 13 agosto 1961, in una notte, viene eretto il muro di Berlino (sarà smantellato nel 1989); muore in un misterioso incidente aereo il segretario dell'ONU Dag Hammarskjold, di ritorno da una missione in Africa dove la decolonizzazione avviene tra sanguinose guerre; la Russia invia missili a Cuba e c'è il tentativo di invasione (Baia dei porci) per rovesciare Castro.



Il tutto viene esorcizzato attraverso la rappresentazione spettacolare del conflitto:
gli anni dal 1962 al 1969 sono gli anni di Bond-Sean Connery, personaggio nato dalla penna di Ian Fleming.

La letteratura popolare è invasa da collane di spionaggio e di film di ogni genere che ripropongono vicende spionistiche, tra questi vale la pena di ricordare(per la qualita superiore alla media): Ipcress (1965), Funerale a Berlino (1966), Il cervello da un miliardo di dollari (1967) nei quali l’attore Michael Caine incarna la spia del Secret Intelligence Service, Harry Palmer, personaggio creato dalla fantasia di Len Deighton.

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giovedì 14 maggio 2009

Mostra a Lugano




Nell'ambito della programmazione artistica del Museo d'Arte di Lugano, la mostra dedicata agli artisti Yves Klein e Rotraut Uecker ha l'obiettivo di mettere a fuoco l'opera di uno dei protagonisti dell'arte affermatosi negli anni '60 e il sodalizio con Rotraut, artista a lui vicina per poetica e condivisione immaginifica oltreché sua consorte. L'avventura dei due artisti procede per alcuni anni su uno stesso percorso, subendo un improvviso mutamento alla scomparsa prematura di Klein nel 1962: se l'opera di Klein diverrà da allora in poi un riferimento mitico per la generazione europea e internazionale, quella di Rotraut si modifica lentamente orientandosi verso una attitudine plastica volta a raffigurare, con forme di pura sintesi, stati d'animo semplici quanto universali, come la "joie de vivre" l'innocenza creaturale, il gioco, la danza, la bellezza delle forme. La sua scultura, ben presto, si definisce mediante volumi metallici scatolari dipinti con colori monocromi, taluni di grandi dimensioni, con la vocazione di qualificare ambienti en plein air, dove spesso si può osservarla.

La mostra di Yves Klein e Rotraut si presenta quindi come un'inedita proposta espositiva critica dell'opera di Yves Klein (1928-1962) a cui saranno affiancate nello spazio aperto della Città, in piazze e giardini, 22 sculture metalliche di Rotraut.

La mostra retrospettiva di Klein è la prima grande antologica a lui dedicata in Ticino e offre la possibilità di una visione completa dell'opera di questo grande esponente della rivoluzione estetica determinatasi dagli anni '60 in poi, membro capofila del Nouveau Réalisme, nonché antesignano del Monocromatismo del secondo dopoguerra. L'esposizione tiene conto di tutti i cicli più importanti della sua opera che, come una meteora, ha attraversato la scena dell'arte per pochissimi anni solamente.
Il percorso espositivo, articolato sui tre piani del museo, seguirà un andamento prevalentemente tematico. Le circa cento opere provenienti dall'Archivio Yves Klein di Parigi e da collezioni svizzere ed estere saranno infatti raggruppate dando risalto ai nuclei principali della produzione artistica di Klein. A partire dalle Anthropométries, tele su cui sono impressi i corpi delle modelle dipinte e dirette dall'artista durante veri e propri happenings, seguiranno le Peintures de feu, realizzate con il fuoco a contatto diretto con la tela, i Reliefs planétaires, tele in rilievo che simulano la superficie terrestre, i Monochromes realizzati con pigmenti puri tra cui spiccano i celebri Bleu per i quali l'artista creò una particolare tonalità di blu che ancora oggi porta il suo nome: IKB (International Klein Blue). Saranno inoltre presenti i Monogolds in foglia d'oro, le Cosmogonies create esponendo i pigmenti puri all'effetto degli agenti atmosferici, le celebri Sculptures éponges e i Portaits reliefs. Filmati e fotografie documenteranno invece le azioni dell'artista mentre un ricco apparato documentario permetterà di seguire le tappe del percorso artistico e personale di Klein.

La mostra, a cura di Bruno Corà, direttore del Museo d'Arte, in collaborazione con Daniel Moquay, responsabile dell'Archivio Klein di Parigi, sarà accompagnata da due cataloghi in lingua italiana e inglese, l'uno dedicato a Yves Klein, l'altro a Rotraut, nei quali, oltre ai saggi critici di numerosi autori (Bruno Corà, Anna Follo, Veit Loers, Hans Möller, Pierre Restany, Jean-Michel Ribettes, Rotraut Uecker), saranno riprodotte tutte le opere esposte.

In occasione del significativo episodio espositivo, prima della sua conclusione è prevista l'esecuzione della celebre "Symphonie Monoton-Silence" per orchestra d'archi e coro scritta da Klein precocemente nel 1949 ed eseguita raramente. L'evento, per una sola serata, avrà luogo in una sede suggestiva della città.


Yves Klein & Rotraut
Dal 16 maggio al 13 settembre 2009
Museo d'Arte - Riva Caccia 5, CH - 6900 Lugano
Tel: +41 (0)58 866 7214 - Fax: +41 (0)58 866 7497
info.mda@lugano.ch - www.mda.lugano.ch
ORARIO: Da martedì a domenica 10-18 (orario continuato); Lunedì chiuso (tranne il 1 e 29 giugno)
INGRESSO: Intero Fr. 12 / € 8; Ridotto, AVS e over 65 anni, gruppi e studenti 17-25 anni Fr. 8 / € 5; Ragazzi fino a 16 anni Fr. 0 / € 0
RAILAWAY BIGLIETTO COMBINATO (TRENO ED ENTRATA): Biglietto combinato con una riduzione del 20% sul viaggio in treno e sull'entrata ottenibile alla propria stazione di partenza oppure telefonando al Rail Service 0900 300 300(CHF 1.19/min.)
VISITE GUIDATE E PROPOSTE DIDATTICHE PER GRUPPI E SCUOLE:
Visita guidata/Atelier in italiano Fr. 150 / € 100 Visita guidata in lingua (francese, tedesco e inglese) Fr. 200 / € 133
Le attività didattiche per le scuole del Cantone Ticino sono gratuite
INFORMAZIONI: Tel. +41 (0)58 866 7214
E PRENOTAZIONI: info.mda@lugano.ch CONFERENZA STAMPA: giovedì 14.05.2009, ore 11.30, Sala conferenze, Museo d'Arte
CATALOGO: Silvana Editoriale (www.silvanaeditoriale.it)
Informazioni e richiesta di materiali stampa: Sabina Bardelle
Ufficio stampa Attività Culturali - Servizio informazione comunicazione e PR Città di Lugano
Città di Lugano, Piazza Riforma 1, CH - 6900 Lugano
Tel. +41 (0)58 866 70 90 - Fax. +41 (0)58 866 71 03
sbardelle@lugano.ch
Ufficio stampa: Silvana Editoriale
via Margherita de Vizzi, 86 - 20092 Cinisello Balsamo (Milano)
Tel. +39 (0)2 61836287 - Fax +39 (0)2 61836392
press@silvanaeditoriale.it

mercoledì 13 maggio 2009

Il secondo canale TV

L'evento sicuramente più rilevante nel campo dei media è l'arrivo del secondo canale (non ancora tecnicamente accessibile in tutte le zone d'Italia) il 4 novembre 1961, limitato per il momento alla programmazione serale.

A questo proposito vale la pena di ricordare che il palinsesto della prima televisione (nata il 3 gennaio 1954) iniziava i programmi alle 17 con la TV dei ragazzi, continuava con rubriche a carattere informativo-culturale, poi il telegiornale e il fatidico Carosello (di cui riparleremo).

La programmazione serale vedeva, in linea di massima, il film il lunedì; l'attualità il martedì; lo sport il mercoledì; il quiz il giovedì; la prosa il venerdì; il varietà il sabato; lo sceneggiato la domenica.

Col secondo canale l'intenzione è introdurre programmi di maggiore consistenza culturale, programmandoli "a scacchiera" con quelli di segno opposto nel primo e una informazione giornalistica non più con lo speaker che legge la notizia, ma col giornalista che la commenta.

Con una produzione così ridotta i programmi che la televisione si poteva permettere erano di altissima qualità, anche perché fino al 1975 non si era pressati dall'audience a seguito della introduzione delle televisioni private.

E così sono rimaste famose trasmissioni come Studio Uno (che hanno consacrato Mina e le gemelle Kessler); il Processo alla tappa di Sergio Zavoli dove i ciclisti non sono supporti per adesivi pubblicitari, ma persone.

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La "virtus" nello sport



In Italia religione, sport e politica sono accomunate dal fatto di essere ritenute materia di fede: vale a dire che si rinuncia ad esercitare su questi argomenti l'uso della ragione in favore di adesioni incondizionate a questa o a quella parte.

Sfidando questa concezione vorremmo qui ricordare alcune figure esemplari, in questo inizio del decennio, senza voler fare alcuna graduatoria e sapendo benissimo che ne esistono numerosi altri.

Uno è sicuramente Giacinto Facchetti che inventò un ruolo che non esisteva e che solo uno con le sue capacità atletiche poteva sostenere: il terzino d'attacco (e lo testimoniano le cifre dei gol segnati e la sua lunga carriera anche come capitano della nazionale.

Sempre in tema di "invenzione", Gianni Rivera comincia a giocare per il Milan nel 1960 e ci rimane per 19 stagioni. Il suo ruolo di "regista" e la precisione nei passaggi gli consentono di servire palle-gol perfette ai suoi compagni e l'unico modo per fermarlo è "falciarlo" fallosamente.

Praticamente coetaneo (1942), comincia a giocare nel 1961 Sandro Mazzola, figlio del Valentino del "grande" Torino che seguirà le trionfali sorti dell'Inter degli anni '60 e sarà 70 volte nazionale nel ruolo di attaccante.

Quello che accomuna questi grandi professionisti è il rispetto per le regole del mestiere (e lo dimostra la longevità della loro carriera) lontani dalle manifestazioni divistiche (e dagli ingaggi miliardari) così comuni dagli anni '80 fino ad oggi.



Di Nicola Pietrangeli va sottolineata la sua rinuncia a passare al professionismo, impensabile oggi in un mondo in cui i soldi costituiscono l'unico valore.

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sabato 9 maggio 2009

Convergenze parallele

L'espressione, probabilmente di origine giornalistica, designa il fenomeno di avvicinamento di DC (segreteria Aldo Moro) e PSI (segreteria Pietro Nenni) nel periodo dal 1960 al 1962 , che porterà al primo governo nazionale di centro-sinistra nel 1963.

Difficile da spiegare a chi non è vissuto in quei tempi il complesso intreccio tra politica (i cui organismi istituzionali avevano regole ben più precise di adesso) e società; non vi è alcun dubbio che il processo non avrebbe potuto avvenire senza l'imprimatur della Chiesa (enciclica Mater et magistra) e degli USA (incontro tra Nenni e il neo-eletto presidente Kennedy).

La Mater et Magistra viene pubblicata il 15 maggio 1961 e viene definita un' "enciclica sociale" il cui contenuto viene efficacemente illustrato ai quadri di partito democristiani, nel settembre dello stesso anno, al convegno di San Pellegrino, dal sociologo bolognese Achille Ardigò che conia la parola socializzazione per indicare lo spirito di collaborazione che si deve realizzare tra laici e cattolici al fine di instaurare una maggior giustizia sociale.

Detta così sembra una cosa semplice, ma non bisogna dimenticare che gli anni '60 erano profondamente segnati dall'ideologia e che solo 12 anni prima c'era stata la scomunica per gli aderenti al partito comunista; questa cauta apertura, sancita definitivamente negli anni successivi, porterà profondi cambiamenti nel costume, che matureranno istituzionalmente solo negli anni '70 con l'introduzione del divorzio e dell'aborto tanto per citare (e non necessariamente per approvare) i casi più noti.


Dio è morto? Tra Concilio e dissenso la Chiesa negli anni ‘60 en Yahoo! Video

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venerdì 8 maggio 2009

La dolce vita



L'ambiente romano tratteggiato da Fellini piacque molto agli americani, che all'epoca affollavano Cinecittà e gratificarono il film con 4 nomination di cui una (per i costumi) con l'Oscar.
Tra i personaggi molti quelli che interpretavano se stessi, tra loro

  • La modella e cantante Christa Paffgen, che adottò lo pseudonimo di Nico e successivamente lavorò anche con i Velvet Underground prima di iniziare la carriera da solista, recita se stessa nella scena della festa dei nobili.
  • Nella scena del Caracalla's appare un giovanissimo Adriano Celentano, che esegue con un gruppo musicale il brano Ready Teddy.




Apparentemente di tutt' altro genere, anche perché ambientato a Milano, ma sempre focalizzato sulla borghesia, è La notte (1961) di Michelangelo Antonioni così recensito da Pier Paolo Pasolini:

Caro Pasolini, seguo attentamente la sua rubrica e ne condivido l'impostazione. Vorrei chiederle, dato che tante opere letterarie e artistiche in genere sono dettate dalla cosiddetta «solitudine» dell'uomo moderno o, più precisamente, dalla antiumana condizione dell'uomo nell'odierna società, la giustificazione di queste opere, la loro validità e la loro importanza e funzione. E le ragioni culturali di questo atteggiamento. Cordiali saluti.
Giovanni Stefani - via S. Egidio 3, Firenze
II suo biglietto, caro Stefani, è un invito a scrivere un libro. Lei infatti parla di «opere letterarie e artistiche» prodotte in questo ultimo periodo: e se io dovessi rispondere a tono, e con la rabbia analitica che mi è caratteristica, dovrei scrivere un intero capitolo di storia della cultura. Ma io voglio prendere la sua richiesta come una sollecitazione e trattare degli argomenti di attualità: le ultime «opere letterarie e artistiche» cui lei si riferisce, sono probabilmente i film di Antonioni e La noia di Moravia.
Sia La notte che La noia, esprimono, come lei dice, la «solitudine» dell'uomo moderno, o «più precisamente l'an-tiumana condizione dell'uomo nell'odierna società». Eppure tra le due opere c'è una differenza sostanziale.
Intanto, La notte è scritta dall'autore, Antonioni, direttamente: la Moreau è «lei» e Mastroianni è «lui»: malgrado questa oggettività narrativa, l'opera è estremamente soggettiva e lirica. I due personaggi «ella» ed «egli» non sono che dei «flatus vocis», incaricati a esprimere quel vago, irrazionale e quasi inesprimibile stato di angoscia che è tipico dell'autore, e che nei personaggi diventa quasi un sentimento riflesso o riferito.
Nella Noia succede il contrario: essa è scritta dall'autore indirettamente: Bino, il protagonista, è l'«io» stesso che racconta: eppure, malgrado questa soggettività narrativa, l'opera è estremamente oggettiva, cosciente. Il personaggio «io» non è che un espediente, usato per esprimere uno stato di angoscia ben chiaro, storicizzato, razionale nell'autore, e ridonato alla sua vaghezza, che è poi concretezza poetica, nel personaggio. Tutte e due le opere esprimono l'angoscia del borghese moderno: .ma attraverso due metodologie poetiche, per così dire, ben diverse, le quali rivelano appunto, una sostanziale diversità d'impianto ideologico.
Per Antonioni, il mondo in cui accadono fatti e sentimenti come quelli del suo film è un mondo fisso, un sistema immodificabile, assoluto, con qualcosa, addirittura, di sacro. L'angoscia agisce senza conoscersi: come avviene in tutti i mondi naturali: l'ape non sa di essere ape, la rosa non sa di essere rosa, il selvaggio non sa di essere selvaggio.
Quello dell'ape, della rosa, del selvaggio, sono mondi fuori dalla storia, eterni in se stessi, senza prospettive se non nella profondità sensibile.
Così i personaggi di Antonioni non sanno di essere personaggi angosciati, non si sono posti, se non attraverso la pura sensibilità, il problema dell'angoscia: soffrono di un male che non sanno cos'è. Soffrono e basta. Lei va in giro scrostando nevroticamente muri, lui va a portare la sua faccia mortificata in giro per strade e salotti, senza né principio né fine. Del resto, Antonioni non ci fa capire, o supporre, o intuire in alcun modo di essere diverso dai suoi personaggi: come i suoi personaggi si limitano a soffrire l'angoscia senza sapere cos'è, così Antonioni si limita a descrivere l'angoscia senza sapere cos'è.
Moravia invece, lo sa benissimo: e lo sa anche il suo personaggio, Dino, il quale vive e opera a un livello culturale inferiore solo di un gradino a quello di Moravia. Per tutto il romanzo, dunque, non si fa altro che discutere, analizzare, definire l'angoscia (nel romanzo chiamata «noia»). Essa deriva da un complesso nato nel ragazzo borghese ricco: il quale complesso comporta una deprimente impossibilità di rapporti normali col mondo: la nevrosi, l'angoscia. L'unico modo per sfuggire è abbandonarsi all'eros: ma anche l'eros si rivela niente altro che meccanismo e ossessione. Questo è quello che sa il personaggio. Moravia, naturalmente, ne sa qualcosa di più. Egli sa che la psicologia non è solo psicologia: ma anche sociologia. Sa che quel «complesso» di cui si diceva se è un fatto strettamente personale, è anche un fatto sociale, derivante da un errato rapporto di classi sociali, da un errato rapporto, cioè, tra ricco e povero, tra intellettuale e operaio, tra raffinato e incolto, tra moralista e semplice. In altre parole, Moravia conosce Marx, il suo protagonista no. Ecco perché il tanto discettare che fa il protagonista sul suo male, gira un po' a vuoto, ed ha un valore puramente mimetico e lirico. Manca alla soluzione quella parola che Moravia conosce e il suo protagonista no. La noia è un romanzo splendido, la cui ultima pagina doveva essere una tragedia, e non una sospensione. Moravia doveva avere la forza di non dare alcuna specie di speranza al suo protagonista: perché quello del protagonista è un male incurabile. Non ci sono terze forze, né ideali di sincretismo umanistico capaci di liberarlo.
Purtroppo il pubblico borghese medio, e anche molti intellettuali (pur ridendo di certe battute goffe del film) si riconoscono più nella Notte che nella Noia: a parte l'ipocrisia, per cui essi non vorrebbero mai sapersi presi dalla follia erotica da cui è preso il protagonista moraviano, essi sentono che i personaggi «pura-angoscia» della Notte rispecchiano meglio il loro sostanziale desiderio a non affrontare problemi razionali, il loro rifiuto a ogni forma di critica, e l'intimo compiacimento di vivere in un mondo angoscioso, sì, ma salvato, ai loro occhi, dalla raffinatezza dell'angoscia.
Da Vie Nuove, 16 marzo 1961

Fonte:http://www.mymovies.it/dizionario/critica.asp?id=149780
webgrafia: http://it.wikipedia.org/wiki/La_notte_(film_1961)

Come si vede il cinema d'autore e la letteratura cominciavano ad indagare sul ruolo della borghesia che sembrava avere abdicato al suo compito di portare il paese all'altezza delle altre democrazie europee.

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mercoledì 6 maggio 2009

La vita agra




Una parabola esemplare delle vicende di quegli anni è il romanzo di Luciano Bianciardi "la vita agra", del 1962, dal quale, due anni dopo, Carlo Lizzani trasse il film omonimo.

La vita agra, il romanzo che diede il successo a Luciano Bianciardi, è quella di un intellettuale che vive di collaborazioni editoriali nella Milano del boom economico.

C’è nel libro l’idea di un grande progetto, che poi si stempera nelle difficoltà della vita: sotto questo aspetto può paragonarsi a Fiorirà l’aspidistra di George Orwell, storia di un pubblicitario che si vergogna del proprio mestiere – che sarebbe poi quello di “fare rumore con il mestolo, agitando il pastone nel truogolo dei porci” – abbandona il posto ben retribuito in agenzia e fa una vita miserabile. La rabbia di Bianciardi ricorda anche quella di Morgan matto da legare, film anarchico di Karel Reisz, esponente del “free cinema” inglese di quegli anni, o anche quella di John Osborne, e con lui la generazione degli angry young men, che avevano in dispetto il manierismo e le convenzioni di un ordine puntigliosamente stabilito per dare lunga vita all’ingiustizia. Ma nel libro di Bianciardi c’è anche l’amore, un amore sconfinato per gli uomini veri, quelli che il protagonista aveva conosciuto a Grosseto, e che invano si sforza di riconoscere a Milano.


http://www.webalice.it/claudiusdubitatius/Trivium/Bianciardi.htm

Nella foto del 1960: lavori di costruzione del grattacielo Pirelli a Milano (127 metri dell'architetto Giò Ponti) che il protagonista del film sogna di far saltare.
Nel film hanno una piccola parte anche il solito Pippo Starnazza e Enzo Jannacci che interpreta se stesso in una esibizione al Santa Tecla che Bianciardi frequentava abitualmente.

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Olimpiadi 1960



I riconoscimenti per il ruolo dell'Italia arrivano anche con l'assegnazione a Roma delle Olimpiadi, da notare la disinvoltura con cui l'assolutamente non palestrato Livio Berruti batte il solito statunitense nei 200 metri piani.

Sempre per lo sport, da registrare la morte di Coppi per una malaria non diagnosticata, nonostante una telefonata del francese Geminiani, suo compagno di viaggio in Africa (dove la malaria è endemica) e che si salvò grazie al semplice chinino, all'epoca in vendita in tutte le tabaccherie essendo stata anche l'Italia zona malarica.



In questo secondo video vediamo anche un esempio del notiziario cinematografico, che, assieme al documentario, accompagnava la proiezione cinematografica.

martedì 5 maggio 2009

Il quadro politico



Il decennio si apre all'insegna della "nuova frontiera", dal discorso di John Fitzgerald Kennedy alla Convention democratica del 1960(cfr. il testo completo al link del titolo), cui farà seguito la sua elezione a Presidente degli USA; in Russia governa Kruscev che sembra volersi liberare dalle pastoie burocratiche del partito e, alla fine dell'anno, rompe col leader cinese Mao Tse Tung.

In Italia il 1960 si apre col solito monocolore democristiano con una novità: l'appoggio del MSI al governo Tambroni, che però dura pochi mesi e a cui segue un più tradizionale governo Fanfani sostenuto da liberali, repubblicani e socialdemocratici.

In Africa 17 stati, tra cui la Somalia, diventano indipendenti; in Turchia i militari "ristabiliscono l'ordine" e a Baghdad nasce L'Opec, il cartello dei paesi arabi produttori di petrolio.


In TV (ricordiamo che c'è ancora un solo canale) hanno inizio le tribune elettorali, i giornali costano 34 lire (più o meno come una scatola di cerini), il latte 84 lire al litro.

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lunedì 4 maggio 2009

Detersivi e pubblicità




Come insegna la scuola francese degli Annales la storia si può fare anche partendo dalla vita quotidiana: nei detersivi si incrociano le innovazioni tecnologiche (le prime lavatrici), il ruolo della donna (liberata dalle incombenze domestiche), le strategie di marketing (il giocattolo per attirare il bambino), lo sbarco degli americani (stavolta dal punto di vista commerciale), le mutate condizioni di impresa (citiamo qui il caso Mira Lanza *, che però costituisce una sorta di storia esemplare ricostruita da Marco Eula, di cui al link del titolo) e, last but not least, la influenza determinante della pubblicità (su cui ritorneremo ancora , in particolare per quel fenomeno tutto italiano che è Carosello)

* Detersivi negli anni '60 in Italia

Dixan é un successo. La P&G risponde con il lancio nel '62 di Dash, formula per lavatrice unicamente, primo detersivo in fustino cilindrico, ancora oggi di gran lunga leader di mercato in Italia. Persil intanto scompare negli anni '60 dagli scaffali. Fine anni '60, sull'onda di un ulteriore miglioramento tecnologico (degli enzimi ad alto potere smacchiante sono aggiunti ai tensioattivi) arrivano sul mercato Ariel (P&G '68), Skip (Unilever '67), Biopresto (Unilever '68), Aiax (Colgate-Palmolive, '68) e Biol (Mira Lanza). Infine, Dinamo (Colgate, '70), Sole Bianco (Panigal, '73) e Lanza Tres (Mira Lanza). Molti fra i marchi citati in questa pagina scompariranno piu' tardi (Tide, Omo, Skip, Aiax...).
Dando un'occhiata alle quote di mercato degli anni '60 si nota una grande frammentazione, con 5 gruppi sopra il 10% : P&G, Unilever, Henkel/Soc Italiana Persil, Colgate e ovviamente Mira Lanza. Nel 1968 (fonte R&S L'industria chimica, Milano, Capriolo, 1970, pag.48) il 64% del mercato totale sapone e detersivi era in mano straniera e il 36% in mano a gruppi italiani. La quota della Mira Lanza, n°1, era ancora eccellente : 26% ! L'altro gruppo italiano forte era la SNIA-BPD.

La Mira Lanza Anni '60

La Mira Lanza cresce a ritmi vertiginosi (superiori alla crescita del mercato) fino al '62-'63, grazie soprattutto ai detersivi Ava e Lip e i saponi Super Stella e Tre Corone. Nel '64 si deve procedere alla chiusura dello stabilimento di Rivarolo perché la falda freatica é esaurita e un'ulteriore espansione dello stabilimento é impossibile. La Mira Lanza apre allora il nuovo stabilimento di Mesa (provincia di Latina) nel '66.
Nel 1964 alle linee esistenti di saponi e dentifrici Mira sono aggiunti talco borato, shampoo e crema da barba. La Mira Lanza produce nel '65 2.300.000 quintali l'anno di detersivi e saponi con 20 dirigenti, 1300 impiegati e rappresentanti e 1000 operai. Nel '68 si registrano 1,6 miliardi di lire d'utili su 50 miliardi di fatturato... ma sarà l'ultimo anno positivo...
Arriviamo infatti al '69, anno di conflitti tra sindacati e la famiglia Piaggio. Nel novembre-dicembre '69 lo scontro sulla vertenza del comparto saponi / chimica porterà all'occupazione della fabbrica di Mira da parte del comune di Mira per assicurare la sicurezza degli impianti. Crisi economica e conflitti sociali spingono la famiglia Piaggio alla vendita, come vedremo nella pagina seguente. Dal '69 la Mira Lanza perde la leadership del mercato totale sapone+detersivi (P&G e Henkel sorpassano la Mira Lanza nei primi anni '70) e del mercato dei detergenti per stoviglie (la SNIA-BPD con Last sorpassa la Mira Lanza negli anni '70 prima di lasciare il primato del mercato al nuovo Svelto della Lever).


Nota : la Panigal di Calderara (BO) era una ditta di 700 dipendenti nel '85, attiva nei detergenti (Sole bianco, sole blu...), nell'alimentare con la marmellata Santa Rosa e nell'imballaggio prodotti cartacei e farmaceutici. Nel '85 Sole deteneva 6% di quota di mercato detersivi per lavatrici, 34% dei saponi, 16% dei detergenti per piatti. Sul sito www.spot80.it troverete la pubblicità del '84 di Sole Blu detersivo bucato. L'imprenditore proprietario Gentili vende nel novembre '88 i detergenti alla Benckiser e nel giugno '89 Santa Rosa alla CPC Knorr (oggi Unilever).
Nella foto qui sotto una vista degli stabilimenti Panigal a Bologna - Borgo Panigale fine anni '80 prima dello smantellamento primi anni '90. (trovata sul sito sirio.cineca.it). Nel '98 anche lo stabilimento moderno di Calderara sarà poi chiuso dalla Benckiser.


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Swinging London



La moda riesce sempre ad esprimere il peggio di un'epoca, però non c'è dubbio che le minigonne di Mary Quant abbiano segnato profondamente il costume di un'epoca; così come le modelle asessuate e androgine Twiggy e Jane Shrimpton ed un vero e proprio culto per la magrezza (anche maschile).

La tendenza è rinforzata dal mercato che fa di Carnaby Street il modello per le centinaia di negozietti di moda giovanile che aprono nelle principali città d'Italia.

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